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Ascoli, Ad un anno dalla sua scomparsa la città ricorda Francesco Paolo Galati: Manager industriale, Maestro del Lavoro e uomo di grande generosità, sarà ricordato domani alle ore 11 con una messa nel Duomo di Sant’Emidio

Ad un anno dalla scomparsa di Francesco Paolo Galati, la comunità ascolana si prepara a ricordarlo con una messa celebrativa che si terrà domani martedì 11 agosto, alle ore 18 nel Duomo di Sant’Emidio – lo stesso luogo che un anno fa ne accolse i funerali.

Sayonara Tortoreto

Nato a Piazza Armerina, in provincia di Enna, il 4 novembre 1942, Galati imparò molto presto il valore della disciplina, del rigore e della responsabilità. Nel 1963, giovanissimo, entrò a far parte del COMSUBIN di La Spezia, il Raggruppamento Subacquei e Incursori “Teseo Tesei” della Marina Militare Italiana, una delle realtà più selettive e specializzate delle Forze Armate. Fu proprio in quel contesto altamente selettivo che intraprese il percorso di formazione che lo avrebbe portato a diventare sommozzatore della Marina Militare.

La moglie Maria Lucia Carità, Francesco Paolo Galati e la figlia Valentina

Era un ruolo che richiedeva preparazione, coraggio, disciplina assoluta e una straordinaria capacità di mantenere lucidità e controllo anche nelle condizioni più difficili: immergersi significava affidarsi alla propria preparazione, conoscere i propri limiti ed essere pronti a superarli, imparare a lavorare nel silenzio e nell’oscurità, lontano dalla superficie, contando sulla tecnica, sulla squadra e sulla propria forza interiore. Non fu soltanto una tappa della carriera militare, ma una scuola di vita che contribuì a costruire l’uomo che sarebbe diventato: rigoroso, determinato, responsabile, capace di affrontare le difficoltà senza sottrarsi alle proprie responsabilità.

Nel corso del servizio navigò sull’incrociatore Garibaldi e sul veliero scuola Amerigo Vespucci, la “nave più bella del mondo”. Quegli anni gli lasciarono un’impronta destinata a durare tutta la vita – precisione, responsabilità, capacità di assumersi il peso delle proprie decisioni, la consapevolezza che nei momenti più difficili è la forza del carattere a fare la differenza – e un legame con il mare e con la Marina mai interrotto: per anni fu socio dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia.

Terminata l’esperienza militare, portò quelle stesse qualità nel mondo dell’industria. I primi passi professionali furono nel Gruppo Montecatini, a Porto Empedocle in provincia di Agrigento, dove emerse presto la sua naturale predisposizione per la meccanica industriale e per la progettazione di impianti. Accanto al lavoro dipendente costruì anche una propria officina meccanica, specializzata in lavorazioni per impianti industriali complessi: un segno precoce di ciò che sarebbe rimasta una costante del suo percorso, la propensione a non accontentarsi mai di un solo fronte.

Il passaggio successivo fu nel settore farmaceutico, con Vetem, azienda specializzata nella produzione di farmaci per uso veterinario. Qui assunse la responsabilità della manutenzione meccanica e degli interventi di ampliamento degli impianti e dei reparti produttivi, seguendo progetti tra Milano, Bologna e Roma e coordinando la progettazione degli impianti, i cantieri e i processi tecnici di trasferimento. Fu proprio durante uno di quei viaggi di lavoro che scoprì Ascoli Piceno, rimanendone conquistato dalla bellezza, dal ritmo più umano e dalla quiete della città, così diversi dalle grandi realtà industriali che aveva imparato a conoscere.

Nel 1989, all’apice della sua crescita professionale, Francesco Paolo compì una scelta che racconta bene il suo carattere: trasferirsi ad Ascoli Piceno con la moglie Maria Lucia Carità, sua compagna di vita, e i tre figli, Salvatore, Pier Giorgio e Valentina. Non fu soltanto una scelta professionale, ma una scommessa sul futuro della sua famiglia: portarla con sé, affrontare insieme un nuovo capitolo e costruire per tutti nuove opportunità. Ad Ascoli, presso lo stabilimento farmaceutico Farmitalia Carlo Erba, assunse la responsabilità dei lavori di ampliamento dello stabilimento e della realizzazione di nuovi reparti produttivi, in un incarico di grande complessità che comprendeva la progettazione e realizzazione degli impianti e dei relativi sistemi di pipingindustriale, la delocalizzazione di linee produttive e il confronto costante con interlocutori tecnici nazionali e internazionali, nel rispetto degli elevati standard richiesti dall’industria farmaceutica. Senza mai rinnegare le proprie radici siciliane, si legò profondamente a quella città scoperta quasi per caso, fino a sentirla parte della propria storia, restituendole negli anni, con gratitudine, tutto l’affetto che ne aveva ricevuto.

Anche dopo il pensionamento continuò a mettere la propria esperienza al servizio dell’industria, attraverso attività di consulenza e incarichi di construction management, per la valutazione tecnica di stabilimenti e realtà farmaceutiche internazionali – tra questi, un progetto ad Haiti a cui scelse di rinunciare quando l’aggravarsi della situazione politica del Paese rese più prudente restare in Italia – per poi continuare nell’orbita del gruppo Pfizer e, successivamente, come consulente meccanico per realtà produttive del territorio. Chi ha lavorato al suo fianco lo ricorda come un manager rigoroso, autorevole e competente, ma anche come un leader capace di ascoltare: si preoccupava dei bisogni dei suoi collaboratori prima che delle proprie esigenze, un tratto raro che ne aveva fatto un punto di riferimento per generazioni di colleghi e giovani professionisti.

Nel 1996, dopo 36 anni di attività nell’industria farmaceutica, gli fu conferita la Stella al Merito del Lavoro, la più alta onorificenza che lo Stato italiano tributi al lavoro, con il titolo di Maestro del Lavoro – un riconoscimento che non considerò mai un punto d’arrivo.

Per oltre due decenni continuò a mettere la propria esperienza al servizio della comunità come revisore dei conti della Federazione dei Maestri del Lavoro d’Italia, Consolato di Ascoli Piceno, dedicandosi in particolare ai percorsi Scuola-Lavoro. Credeva profondamente nelle nuove generazioni e nel loro potenziale: portava la propria esperienza direttamente nelle aule degli istituti tecnici e accompagnava gli studenti nelle visite presso le realtà produttive, perché potessero conoscere da vicino il mondo del lavoro. Per Francesco Paolo il lavoro non era soltanto una professione, ma uno strumento di crescita, responsabilità e dignità personale, e trasmettere ai giovani ciò che aveva imparato significava offrire loro strumenti concreti per costruire il proprio futuro.

Il rapporto con la città di Ascoli si approfondì negli anni, diventando parte integrante dell’identità della famiglia Galati. Francesco Paolo visse con discrezione e generosità il proprio impegno nel volontariato e nell’associazionismo, mettendo tempo, energie e sensibilità al servizio della comunità: nell’assistenza ospedaliera, nella Caritas, nei Cursillos di Cristianità e nel Lions Club. Coltivò inoltre un legame sincero con il sestiere di Sant’Emidio, che assunse un significato ancora più speciale nell’agosto del 2021, quando la figlia Valentina ebbe l’onore di sfilare come Dama della Quintana.

La sua storia professionale racconta una parte importante della sua vita, ma non ne esaurisce la ricchezza. Francesco Paolo era un uomo profondamente curioso, sempre desideroso di conoscere, approfondire e guardare oltre, capace di coltivare passioni solo apparentemente lontane tra loro. Amava la musica classica e il violino, ma non aveva mai abbandonato il piacere di lavorare l’acciaio al tornio, con la stessa attenzione e precisione che avevano accompagnato tutta la sua vita professionale. Amava la cucina, tanto quella della tradizione quanto la ricerca dell’alta cucina. E poi c’era il mare, che per lui rimaneva sinonimo di libertà, respiro, stupore e bellezza.

La famiglia Galati

Quello stesso senso del dovere trasmise ai figli, che seguirono percorsi professionali diversi, ciascuno secondo la propria vocazione: Salvatore, oggi imprenditore e dirigente nel settore farmaceutico e ingegneristico; Pier Giorgio, imprenditore nell’ambito elettrico industriale; e Valentina, che ha scelto di seguire più da vicino le sue orme, lavorando anch’essa nel mondo farmaceutico.

Al centro di tutto, però, c’era sempre la famiglia: la moglie Maria Lucia, al suo fianco dal 1966, per quasi sessant’anni di vita condivisa, celebrati nel 2016 con le nozze d’oro nella cripta del Duomo di Ascoli dedicata a Sant’Emidio; i figli; le nuore Giuditta e Romina; i nipoti Francesco, Claudio, Gianluca e Giorgio. Una famiglia che conobbe l’immenso dolore di una perdita prematura: quella di Francesco, nipote amatissimo, che nel 2011 aveva affrontato un trapianto di cuore e che negli anni successivi aveva continuato a convivere con una complessa patologia cardiaca, fino alla sua scomparsa, nel luglio 2023 a soli 28 anni – una ferita che Francesco Paolo visse con il dolore di un nonno e con l’istinto di protezione di un padre.

Con i suoi figli e i suoi nipoti aveva un legame profondo, fatto di presenza, ascolto e parole capaci di diventare, nei momenti importanti, un faro per le loro scelte e per la loro vita. Ha lasciato loro insegnamenti semplici e duraturi: l’onestà, la purezza d’animo, la gentilezza, il valore del dare senza calcolare. Sono questi i valori che continuano a vivere nella sua famiglia e che oggi rappresentano la sua eredità più autentica.

In questi mesi la famiglia ha ricevuto numerose testimonianze di stima e affetto, spesso accompagnate dal racconto di episodi concreti che restituiscono, ancora una volta, quanto profonda sia stata l’impronta lasciata da Francesco Paolo in chi lo ha conosciuto.

Ad un anno dalla sua scomparsa resta il segno di ciò che è stato: nella famiglia che porta avanti il suo nome e i suoi valori, nei colleghi che ne ricordano competenza e lealtà, nei giovani a cui ha trasmesso il valore del lavoro, nelle persone incontrate attraverso il volontariato, nei luoghi della Sicilia da cui tutto ebbe inizio e in quelli di Ascoli dove costruì una parte fondamentale della sua vita. Francesco Paolo Galati resterà nel ricordo non soltanto per ciò che ha realizzato, ma soprattutto per come ha vissuto: con rigore, coraggio e curiosità, con generosità verso gli altri e con un amore profondo per la sua famiglia.

La cerimonia di martedì 11 agosto, alle 18.00 nel Duomo di Sant’Emidio, sarà un momento di raccoglimento aperto a quanti lo hanno conosciuto, stimato e amato.

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